L’uomo è tra le cose ma nello stesso tempo è intenzionalmente distinto da esse. Se l’interrogato è l’ente stesso in forza di ciò la pre-comprensione è già un compito ontologico e per filosofare con una giusta via d’accesso all’ente occorre superare ciò che è condizionato e limitato per liberare la potenza del pensare, restituendo al filosofare quella «visione originaria» che essendo ascolto è svelamento di pienezze. L’indicibile Uno è il centro di tutte le «cose d’amore» e da esso proviene ed è attratto l’uomo che attraverso questo rapporto è in grado di intendere il molteplice ricomponendolo all’Uno. Relazionare l’uomo al puro Bezug, cioè a una costituzione percettiva, è compito di <> frutto sia del cammino della ricerca naturale come anche di un progresso spirituale che è smarrimento nella luce dell’Oltre. Ogni cammino è superamento che attraverso la pausa dal dolore del mondo abbandona un uso profano del sapere per accedere a un pensare in ciò che è bene per sempre. Un filosofare in grado di utilizzare il cambio di prospettiva, come fa l’itinerario filosofico presentato nel volume, è oggi la chiave per superare quei riduzionismi e ideologismi che sono di ostacolo ad una partecipazione alla virtù. Un cammino che oggi è chiamato a vivere chi in forza del progresso del proprio spirito intende ricondurre gli atti di vita a quella purezza primigenia ed a quei legami costitutivi nella virtù dell’essere. Solo vivendo nella consapevolezza dello stesso finito ci si abilita ad essere ospiti nella casa dell’Essere. Solo sentieri ininterrotti consentono di comprendere e vivere il senso assoluto dell’esistenza cogliendo il senso di un pensare che è accesso ad una identità che è per sempre.

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