Il saggio caratterizza la filosofia di Benedetto Croce (1866-1952) per l’oggettivazione storica del pensare, cioè per quella valorizzazione dell’attività pensante che include le individuali visioni e azioni in un mondo storico-sociale. Il pensare, infatti, sia in una forma teoretica (estetica e logica) che in una pratico-volitiva (economia ed etica), richiede non uno schema astratto di filosofia della storia ma un contesto pratico sempre nuovo in cui gli uomini vivono lo svolgimento storico del passaggio da una volizione dell’individuale a quella dell’universale. La filosofia come metodologia della storia interrogando il passato ne rende nuovamente vivi i problemi permettendo la conoscenza dell’«universale concreto» che si manifesta nella contemporaneità del presente umano. Solo nel riconoscimento storico ci si apre alla libertà come coscienza della necessità e cognizione delle possibilità reali dell’agire. Ed infatti per Croce le azioni «pratico-economiche» devono essere eseguite con una «buona coscienza», cioè senza mescolamento con pregiudizi morali astratti, in quanto le azioni storico-sociali non sono mai atti arbitrari ma volizioni dell’universale, che realizzano la moralità sulla base della volizione dell’individuale proprio attraverso lo svolgimento storico. Solo nella libertà del pensare, infatti, si comprende quanto oscuramente si è agitato e si agita nel mondo e in noi, ed avendo un’intelligenza della storia si diventa creatori di storia viva, la propria e di quella collettiva. Da qui al centro della ricerca del volume non il compimento del pensare nella filosofia, secondo un tradizionale hegelismo, ma all’opposto la restituzione della filosofia alla storia. Infatti per Croce l’errore di una filosofia non sta nell’amare con profondo interesse riflessivo le condizioni oggettive dell’analisi e il soggetto che ricerca, l’errore sta nella pretesa di voler risolvere e conciliare in modo astratto e definitivo ciò che invece è destinato a svolgersi, perché nella vita umana non c’è dualismo ma unità, ed unità di svolgimento storico. Per quest’ultimo aspetto al filosofo dei Distinti ogni tipo di natura appare una «irrealtà», mentre il pensare esiste sempre come svolgimento spirituale che opera concretamente nella storia. Infatti è la storia a promuovere anche sul piano etico-politico e istituzionale, l’affermazione del valore di una umana coscienza capace di compiere i propri uffici in un’unità che è distinzione, cioè positivo svolgimento di pensiero che finalizza ogni sapere alla crescita dello svolgimento umano di vita. Il volume vede nel pensiero <<pratico>> di Croce l’origine di una prassi conoscitiva odierna attenta sia allo svolgimento etico-politico che ad organici modelli di teoria della società. Se l’economico è volere un fine, la filosofia pratica, che è storia, è volere quel fine che è svolgimento razionale. La storia per Croce fa accedere non ad una vitalità naturalistica ma a quell’essere del pensare che essendo espressione della realtà dello spirito fa vivere nella libertà una società e una cultura. Solo la storia, infatti, custodendo lo svolgimento dell’umano pensare è memoria di umanità per l’avvenire.

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