Il volume indaga la filosofia di Giovanni Gentile (1875-1944) ritrovando nella sua riforma della dialettica hegeliana il valore dell’atto pensante come il perno della conoscenza, tanto che il trascendentale pensare nell’infinità dello spirito diventa il fulcro del suo sistema dell’attualismo. Caratterizzando il pensare come principio creativo, Gentile supera il kantismo e fa confluire hegelismo e filosofia italiana rinascimentale e risorgimentale nel nuovo punto d’arrivo dell’attualismo filosofico giungendo ad una filosofia della storia come continuo svolgimento dello spirito. Per Gentile la soggettività pensante universale operando con il metodo dell’assoluta immanenza regge l’irriducibile spiritualità della realtà. Da qui individua nella pedagogicità stessa della filosofia la chiave per superare ogni crisi e posizione dell’individuale, perché solo la filosofia, che ha come oggetto lo stesso spirito soggetto di tutte le scienze, è in grado di riportare l’individuo a giudizi veri sul reale con una razionalità produttiva. Il saggio trattando del nesso tra cultura e vita, rilevato da Gentile dalla “rinascenza cattolica” di Gioberti e Rosmini, mette in luce il ruolo del giudizio sintetico che fa anche del soggetto trascendentale statale un protagonista dello svolgimento razionale delle forme unilaterali individuali. La continua attività del pensare che si pone negandosi è il vero pensiero reale nella cui sintesi si crea continuamente l’atto stesso del reale che è l’atto puro. La filosofia, rendendo consapevoli del pensiero di cui l’individuale è parte, fa comprendere che ogni individuale è per un noi, infatti il vero frutto dell’Io trascendentale non è mai individualità ma Soggetto universale. Da qui la necessità di accedere non al dato naturalistico o strumentale ma al pensare pensante, che è libera produttività dell’Atto trascendentale. Sull’assenza dell’individuale si misura, quindi, non solo la diversità dell’attualismo dal crocianesimo, ma quel modo di salvaguardare i valori assoluti che per Gentile non solo sono filosofia ma inveramento della religione tradizionale nell’unità infinita spirituale dell’autocoscienza che è sintesi del divino. Non la politicità ma solo un pensare per permanere per sempre nell’Altro trascendentale, che è realizzazione del più vero noi stessi, caratterizza la filosofia di Gentile. Pertanto per quanto tormentata e limitata sia stata la vicenda del’individuo Giovanni Gentile, la realtà viva della sua filosofia resta ancora oggi un invito a cogliere nell’opera dell’umanità il valore di quel pensare che accresce come permanente forza produttiva la vita.

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