Gli eventi del 1860 a Piazza porteranno anche l’élite piazzese alla conclusione che non è più possibile separare i destini della Sicilia da quelli del resto d’Italia. Quando il 18 maggio del 1860 il Comitato Rivoluzionario di Piazza guidato da Vincenzo Bonifacio e Angelo La Cara inizia, nella piazza di S. Filippo al grido di “Abbasso la tirannide, abbasso i Borboni ”, il moto rivoluzionario locale antiborbonico e filo-garibaldino, ormai i rapporti di forza locale tra vecchio notabilato e nuova borghesia si sono modificati a vantaggio di quest’ultima. Sarà, infatti, la nuova élite civile a realizzare il superamento delle logiche dell’immobilismo per accedere ai processi di trasformazione borghese della città attraverso i processi messi in moto nel maggio del 1860 dall’impresa siciliana di Garibaldi. In tal senso il ruolo svolto da Garibaldi ed i suoi rapporti sia con Angelo La Cara che con il Comitato Patriottico di Piazza appaiono significativi per l’inizio di una nuova stagione del Risorgimento a Piazza. Tale nuovo significato è testimoniato il 18 maggio del 1860 proprio dall’azione rivoluzionaria che il locale comitato patriottico compie guidando il popolo piazzese nella rivolta antiborbonica.

La piece teatrale I Rivoluzionari del 1860 a Piazza Armerina, in atto unico con quattro scene, intende offrire una riscoperta del Risorgimento in Sicilia attraverso un “dialogo possibile” con figure di protagonisti della reale storia risorgimentale locale di Piazza Armerina (Enna) nel biennio decisivo degli anni 1860-1861 affidando al teatro la conoscenza sfocata di vicende ed azioni locali ignorate da un più ampio pubblico. La piece ricostituisce i legami di una memoria che attesta anche in periferia l’azione e il contributo di valori popolari condivisi che hanno contribuito a rendere vivi i principi costitutivi della nazione italiana e il senso stesso di utilità dello Stato nazionale anche in Sicilia. Evocare nel lettore e nello spettatore la suggestione emozionale e le immagini di una fabula narrante senza ignorare o tradire il materiale documentabile di eventi e personaggi realmente accaduti nella storia reale è il senso di quest’opera che, nutrendosi del dato storico nei suoi vari segni scenici e simbolici, intende rispettare la storia portando i suoi significati alla narrazione del teatro.

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